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La coppia aperta: libertà o difesa?


Tra libertà desiderata e bisogni negati: cosa ci rivela davvero la scelta di aprire una relazione.


Negli ultimi anni il concetto di coppia aperta è uscito dai margini del discorso culturale per diventare un tema sempre più presente nelle conversazioni quotidiane, sui social, nelle serie televisive e - sempre più spesso - negli studi dei terapeuti. Molte coppie lo considerano, alcune lo sperimentano, poche lo raccontano con lucidità.
 
Come psicoterapeuta, non mi interessa giudicare la scelta. Mi interessa capire cosa si muove dentro di essa.
 
 

Che cos'è una coppia aperta

 
Il termine coppia aperta indica una relazione primaria in cui entrambi i partner concordano - almeno in linea di principio - la possibilità di avere relazioni affettive o sessuali con altre persone. Esistono molte varianti: il poliamore, con legami emotivi multipli; il semplice accordo per rapporti sessuali occasionali al di fuori della coppia; o forme ibride, spesso negoziate e rinegoziate nel tempo.
 
Ciò che accomuna questi modelli è la rottura esplicita con la monogamia come norma implicita. E già qui emerge la prima domanda clinicamente rilevante: è una scelta o una soluzione?
 
 

Il desiderio e la sua funzione

 
Da una prospettiva psicodinamica, il desiderio non è mai solo ciò che sembra. Quando una persona, o una coppia, manifesta il desiderio di "aprirsi", vale la pena chiedersi: aperta rispetto a cosa? E aperta per chi?
 
In alcuni casi, l'apertura della relazione è una risposta creativa e matura a un reale confronto con i propri bisogni. La coppia ha elaborato le proprie angosce di abbandono, ha una buona differenziazione dei sé, e sceglie questo modello da una posizione di pienezza, non di mancanza.
 
In molti altri casi, però, la proposta di aprire la relazione nasce da dinamiche ben diverse: il bisogno di sfuggire all'intimità profonda che la coppia stabile inevitabilmente genera; la difficoltà a tollerare la dipendenza dall'altro; una difesa contro l'angoscia di fusione o, al contrario, contro quella di abbandono.
 
"La libertà di avere altri partner può essere, paradossalmente, il modo per non essere davvero presenti a nessuno."
 
 

Gelosia, accordo e ciò che rimane non detto

 
Uno degli aspetti più rilevanti in clinica è la distanza tra l'accordo dichiarato e la vita emotiva reale dei partner. Molto spesso, uno dei due "acconsente" alla coppia aperta non perché lo desideri autenticamente, ma perché teme di perdere l'altro, o perché ha imparato a sopprimere i propri bisogni di esclusività per non sembrare dipendente, possessivo, insufficiente.
 
La gelosia, in questi contesti, non viene elaborata: viene bandita. Diventa un sentimento illegittimo, indice di insicurezza personale da correggere. Questa operazione è clinicamente problematica. La gelosia non è patologia in sé: è un segnale emotivo che parla di attaccamento, di importanza, di confini del sé. Sopprimerla senza comprenderla non la elimina - la sposta.
 

Nota clinica

Nelle coppie che giungono in terapia dopo aver sperimentato il modello aperto, il tema ricorrente non è quasi mai la gelosia in sé, ma il senso di tradimento rispetto a un accordo che, a posteriori, uno dei due sente di non aver mai veramente voluto. Il consenso dato "per non perdere l'altro" è una delle forme più silenziose di sofferenza relazionale.
 
 

Cosa rivela la scelta di "aprirsi"

 
Quando una coppia arriva in terapia - prima, durante o dopo l'esperienza della coppia aperta - il mio approccio non è quello di valutare se la scelta sia "giusta" o "sbagliata". È quello di esplorare il significato che quella scelta ha per ciascuno dei due.
 
A volte l'apertura della relazione svela un problema di desiderio che non riguarda gli altri amanti, ma il partner stesso. Altre volte rivela una difficoltà condivisa con l'intimità, che il modello aperto ha temporaneamente risolto senza affrontare. In altri casi ancora - e vanno riconosciuti - rappresenta un'elaborazione autentica, costruita nel tempo, che funziona.
 
Il punto non è il modello relazionale in sé. È la consapevolezza con cui viene scelto.
 
 

Quando la terapia può aiutare

 
Se stai considerando di aprire la tua relazione, se sei nel mezzo di questa esperienza e senti qualcosa che non riesci a nominare, o se avete provato e oggi cercate di capire cosa è successo tra voi - la terapia di coppia offre uno spazio dove quelle domande possono essere poste senza fretta e senza giudizio.
 
Non si tratta di convincervi a tornare alla monogamia. Si tratta di aiutarvi a capire cosa volete davvero, e perché. E di costruire una relazione - qualunque forma abbia - che non sia una risposta alle vostre paure, ma un'espressione di chi siete.
 
"Una relazione sana non è quella che non ha confini. È quella in cui i confini vengono scelti insieme, sapendo cosa si protegge e cosa si mette in gioco."
 
 
 

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