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Il tradimento nella coppia: un problema della coppia, di chi tradisce o di chi lo subisce?

Una lettura attraverso la psicoanalisi


Il tradimento amoroso è uno degli eventi più destabilizzanti che una coppia possa attraversare. La domanda che immancabilmente emerge — di chi è la colpa? — rivela già qualcosa di importante: il bisogno di localizzare il problema, di attribuirlo a qualcuno o a qualcosa, come se il dolore diventasse più sopportabile avendo un nome e un responsabile. Ma la psicoanalisi suggerisce che questa domanda, per quanto comprensibile, rischia di oscurare ciò che il tradimento porta realmente in scena.


Il desiderio non si addomestica


Per Jacques Lacan, il desiderio umano ha una struttura fondamentalmente mancante: non tende verso il possesso dell'oggetto amato, ma si alimenta proprio della distanza, dell'inaccessibile, di ciò che sfugge. Lacan distingue tra bisogno, domanda e desiderio: il desiderio non è mai pienamente soddisfatto dall'oggetto reale, perché l'oggetto che crediamo di cercare è sempre un sostituto di una mancanza originaria e strutturale.

Questo ha conseguenze dirette per la vita di coppia. Quando due persone si uniscono, portano con sé questa struttura: l'altro reale — il partner quotidiano — non coincide mai con l'Altro fantasmatico, con l'immagine idealizzata che aveva acceso il desiderio. La coppia, in un certo senso, nasce già con una crepa. Non perché sia fragile, ma perché il desiderio è fatto così.


Chi tradisce e cosa cerca


Da questa prospettiva, chi tradisce non cerca necessariamente un oggetto "migliore". Cerca, spesso inconsapevolmente, di riattivare il desiderio là dove si è assopito. Il terzo — l'amante — funziona come ri-accensione della mancanza: restituisce al soggetto la sensazione di desiderare ancora, di essere ancora vivo nel desiderio.

In questa dinamica entra in gioco la jouissance — il godimento in senso psicoanalitico che non è riducibile a solo quello fallico, del coito per intenderci — una forza che eccede il principio del piacere e che può spingere il soggetto verso scelte opache persino a se stesso. Il tradimento è spesso un atto di jouissance: non procura vera felicità, ma una scarica intensa e fugace che il soggetto confonde con la vitalità. Non è un caso che molti di coloro che tradiscono descrivano l'esperienza come qualcosa che "è accaduto", come se fossero stati travolti da una forza che non sapevano nominare né controllare.


Chi subisce il tradimento e cosa perde


Sul versante di chi viene tradito, il dolore ha una qualità particolare: non è solo la perdita del partner o della fiducia, ma il crollo di una certezza fantasmatica. Il tradimento squarcia il velo: rivela che l'altro aveva un desiderio che non coincideva con noi, che esisteva un altrove nel suo mondo interno che non ci riguardava.

Questo momento è un incontro traumatico con il reale: quella dimensione che resiste alla simbolizzazione, che non si lascia spiegare né integrare facilmente nella narrativa che avevamo costruito sulla coppia. Chi subisce il tradimento si trova spesso a chiedersi: Chi era davvero quella persona? Chi ero io per lei/lui? Domande che testimoniano la rottura di un equilibrio identitario, non solo relazionale.


La responsabilità soggettiva: né colpa né innocenza


La psicoanalisi non abolisce la responsabilità — anzi, la radicalizza. Ma la distingue nettamente dalla colpa morale. Chi tradisce è responsabile del proprio atto, anche quando quell'atto è stato mosso da forze inconsce. La psicoanalisi lacaniana insiste su questo punto: il soggetto non può semplicemente consegnarsi al proprio godimento e dichiararsene vittima. Riconoscere che un impulso è inconscio non equivale a esserne esonerati. Al contrario, il lavoro analitico consiste proprio nel portare il soggetto a rispondere di ciò che ha fatto, anche di ciò che non ha saputo di fare.

Allo stesso tempo, anche chi subisce il tradimento è invitato — non certo nell'immediato del dolore, ma in un secondo tempo — a interrogarsi sulla propria posizione nel legame. Non per attribuirsi una quota di colpa indebita, ma per uscire dalla posizione di pura vittima, che, paradossalmente, immobilizza. La vittima assoluta è un soggetto senza desiderio: qualcuno a cui le cose accadono, che non sceglie, che subisce. La psicoanalisi propone invece di recuperare una posizione attiva nel proprio racconto, di farsi soggetto della propria storia anche quando quella storia include un torto subito.

La responsabilità soggettiva, in questo senso, non è un peso aggiuntivo — è una forma di libertà. Significa che il soggetto non è solo il risultato di ciò che gli è stato fatto.


Il lavoro sulla coppia dopo il tradimento


Il tradimento non segna necessariamente la fine di una coppia, ma segna sempre la fine di una certa forma di quella coppia. Qualcosa — un'illusione, un equilibrio tacito, una versione idealizzata dell'altro — non può sopravvivere all'evento. E questo non è solo una perdita: può essere anche l'inizio di una relazione più reale, costruita su basi meno fantastiche.

Il lavoro clinico con le coppie che attraversano un tradimento è lungo e non lineare. Richiede innanzitutto che entrambi i soggetti abbiano la capacità di tollerare l'ambiguità: né l'idealizzazione del passato ("era tutto perfetto prima"), né la sua demonizzazione ("era tutto falso"). Richiede che chi ha tradito sia disposto a restare presente nel dolore che ha provocato, senza fuggire nella minimizzazione o nella giustificazione. E richiede che chi è stato tradito sia disposto, eventualmente, a non fare del tradimento l'unica lente attraverso cui leggere l'intera storia della coppia.

Questo processo non è possibile senza attraversare una fase di autentico lutto: il lutto per la coppia che si credeva di avere, per l'immagine dell'altro che si pensava di conoscere, per la propria immagine come partner. Solo attraverso questo lutto — che la psicoanalisi non abbrevia, ma accompagna — può emergere la domanda più produttiva: Vogliamo costruire qualcosa di diverso insieme, o è giunto il momento di separarsi onestamente?

In entrambi i casi, la psicoanalisi non offre consolazioni facili. Offre qualcosa di più prezioso: la possibilità di parlare di ciò che è accaduto senza ridurlo a colpa o a destino, e di restituire a ciascun soggetto la propria parte di storia.

 
 
 

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